IMG 01 Visuale aerea del golfo di Baia; sullo sfondo le isole di Ischia e Procida
IMG 01 Smartphone subacqueo per le visite al complesso archeologico IMG 01 Mosaico nell’apodyterium delle Terme dei Lottatori
Baia - Campi Flegrei crop_16_9 LE ATTIVITÀ crop_16_9 L'area marina crop_16_9 L'ambiente crop_16_9 L'archeologia crop_16_9 VIDEO Parco Archeologico Sommerso Baia - Campi Flegrei

L'area marina

Un patrimonio custodito dal mare

Nel cuore del Golfo di Pozzuoli, a pochi chilometri da Napoli, si trova il Parco Archeologico Sommerso di Baia, uno dei luoghi più affascinanti e straordinari del Mediterraneo. Tra le acque limpide e i fondali vulcanici dei Campi Flegrei, la natura e la storia si fondono in un paesaggio unico dove si conserva un’estesa area archeologica di epoca imperiale romana. Celebre per le sorgenti termali e per la posizione privilegiata, Baia fu tra le mete più amate dell’aristocrazia romana, che vi edificò lussuose ville marittime con mosaici, terme e portici affacciati sul mare.

L’area marina protetta del Parco Sommerso di Baia è stata istituita ufficialmente nel 2002 ed è gestita dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei: un raro esempio di AMP con direzione culturale. L’area si estende su 177 ettari di fondali, riconosciuta come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona Speciale di Conservazione (ZSC). Un ulteriore e significativo riconoscimento della sua eccellenza è il titolo UNESCO come "buona pratica" per la protezione del patrimonio culturale subacqueo, posizionandolo come un modello esemplare a livello globale per la gestione di siti simili.

Il Parco Sommerso di Baia comprende tre zone a tutela differenziata: la zona A, di riserva integrale, corrisponde al tratto di mare antistante Punta Epitaffio, dove l’accesso è consentito solo per motivi di ricerca e sorveglianza; la zona B, di riserva generale, include il settore centrale del parco, dove sono autorizzate immersioni subacquee guidate e attività di studio; la zona C, di riserva parziale, interessa le aree più esterne e permette la fruizione turistica controllata, la navigazione e la balneazione in modalità sostenibile.

Questo luogo affascinante è un esempio emblematico di come la tutela ambientale possa fondersi indissolubilmente con la salvaguardia del patrimonio storico-artistico. La missione del Parco è infatti complessa e interconnessa: essa abbraccia la protezione sia dell'ambiente marino che dei siti archeologici, la valorizzazione del patrimonio anche con finalità sociali e occupazionali, la diffusione della conoscenza, l'implementazione di programmi educativi e la promozione della ricerca scientifica.

Oggi, grazie al progetto Amphitrite della Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, Baia torna a raccontare la propria storia attraverso la ricerca, il restauro e l’innovazione tecnologica.

Visuale aerea di alcuni dei resti sommersi di Baia

L'ambiente

A differenza di Pompei, la cui distruzione fu improvvisa e catastrofica, la sommersione di Baia fu un processo graduale dovuto al bradisismo, un fenomeno geologico attivo caratteristico dei Campi Flegrei. Questo "respiro" della terra, caratterizzato da un lento movimento verticale della crosta terrestre, continua a modificare il paesaggio da millenni, fungendo allo stesso tempo da meccanismo conservativo delle evidenze archeologiche.

Le acque del parco sono ricche di biodiversità: banchi di posidonia, praterie di alghe e scogli colonizzati da spugne, gorgonie e molluschi convivono con un paesaggio sottomarino scolpito da fenomeni idrotermali e vulcanici. Le emissioni di gas che risalgono dal fondale creano un effetto scenografico suggestivo, quasi un velo di bolle che avvolge i resti delle antiche strutture romane.

La bassa profondità dell’area rende possibile un contatto diretto e accessibile con il patrimonio sommerso, offrendo ai visitatori e ai subacquei un’esperienza sensoriale in cui natura e archeologia convivono in perfetta armonia.

L'archeologia

Baia era un luogo di villeggiatura e di lusso fin dai tempi di Giulio Cesare e Augusto. Le ville imperiali, i complessi termali e i mosaici pavimentali che giacciono oggi sott’acqua tra i 3 e i 13 metri di profondità testimoniano la grandezza di quella che fu considerata una delle località più esclusive dell’Impero Romano.

Tra i siti più rilevanti si trova la villa con ingresso a protiro, un complesso residenziale monumentale caratterizzato da ambienti termali e pavimenti musivi. Accanto a essa si estendono le Terme dei Lottatori, così chiamate per il mosaico bicromo con scene agonistiche di lotta rinvenuto nello spogliatoio (apodyterium), oggi oggetto di interventi di restauro e consolidamento.

Un altro celebre mosaico è quello dei Pesci, decorato con figure marine bianche e nere, che impreziosiva un ambiente termale adiacente. Questi reperti raccontano la raffinatezza artistica e il culto del benessere che contraddistinguevano la vita romana a Baia.

Le recenti indagini hanno inoltre rivelato ambienti con decorazioni parietali in stucco e frammenti architettonici crollati, testimoni di un’intensa attività edilizia e di trasformazioni successive.

Oltre a questi, è possibile ammirare:

  • il Ninfeo di Claudio, costruito sotto l'imperatore Claudio (41-55 d.C.), che si trova a circa 7 metri di profondità vicino a Punta Epitaffio. È un edificio rettangolare con un'abside e nicchie, dove sono visibili sott'acqua le ricostruzioni delle statue originali (le sculture originali, tra cui Dioniso ragazzo e Odisseo, sono state trasferite al Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello Aragonese). L'immersione in quest'area prosegue lungo un tratto dell'antica Via Herculanea, che un tempo conduceva a Portus Julius.
  • Le Terme del Lacus, un complesso termale, probabilmente una residenza privata, che si affacciava sull'antico porticciolo di Baia. Scoperte, restaurate e aperte al pubblico nell'estate del 2020, queste terme presentano incredibili resti di mosaici policromi e pavimenti in marmo a diversi livelli, con tre ambienti absidati che un tempo sostenevano grandi finestre affacciate sul Lacus Baianus, a 4 metri di profondità.
  • La Villa Pisoni è un'antica e imponente dimora patrizia romana imperiale, originariamente appartenuta alla famiglia dei Pisoni e confiscata da Nerone dopo la congiura. Sono visibili i resti dei colonnati di un ampio giardino (viridarium), corridoi circostanti, una grande piscina termale e una peschiera, il tutto a circa 5 metri di profondità.
  • Portus Julius, un importante porto commerciale esteso su circa dieci ettari, dove a 3 metri di profondità è possibile osservare numerosi resti di pavimenti, colonne, frammenti marmorei e interessanti mosaici.
  • Le Pilae di Villa Pisoni sono 25 antiche colonne romane (pilae), alcune risalenti al I secolo a.C., grandi parallelepipedi in calcestruzzo alti fino a 5 metri, costruiti direttamente in mare, probabilmente a protezione della maestosa Villa Pisoni o per sostenere una grande banchina. Sono ora riccamente ricoperte da una rigogliosa flora marina, a una profondità di 10 metri.
  • La Secca delle Fumose, dove l'immersione si svolge lungo 12 pilastri che costituivano il molo esterno di Portus Julius. Il sito è particolarmente suggestivo per la presenza di fumarole, emissioni gassose provenienti dal sottosuolo dovute all'attività vulcanica, raggiungendo una profondità massima di 13 metri.

Statua di Dioniso nel Ninfeo di Punta Epitaffio

Le attività di Amphitrite

Nel Parco Sommerso di Baia il progetto Amphitrite concentra i suoi interventi su tre obiettivi principali:

  • la villa con ingresso a protiro,
  • lo spogliatoio delle Terme dei Lottatori,
  • le Terme dei Pesci.

Gli archeologi subacquei della Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, con il supporto del Nucleo Carabinieri Subacquei di Napoli, hanno condotto campagne di scavo mirate alla documentazione e al recupero delle parti ancora sepolte. Dopo la rimozione controllata dei sedimenti mediante sorbone, i siti sono stati sottoposti a rilievi fotogrammetrici ad alta precisione per la creazione di modelli tridimensionali e per il monitoraggio dello stato di conservazione.

Particolare attenzione è stata dedicata al restauro subacqueo: sono stati sperimentati strumenti innovativi, come spazzole elettriche subacquee e iniettori di malta meccatronici sviluppati dall’Università della Calabria, per il consolidamento dei vuoti e la pulizia delle superfici musive.

Il progetto ha inoltre introdotto nuove tecnologie per la fruizione subacquea, come audioguide e smartphone impermeabili collegati a una rete GPS subacquea, che permettono ai visitatori di orientarsi nel sito, ricevere descrizioni e comunicare con la superficie.

Infine, le più recenti missioni di ricerca hanno interessato l’aula absidata della villa con ingresso a protiro, rivelando la presenza di vasche marmoree, canalizzazioni e sistemi di porte scorrevoli in marmo: dettagli che offrono una visione straordinaria dell’ingegno e del lusso dell’architettura romana.

Restauratore impegnato nel consolidamento di un mosaico

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