IMG 01 Visuale aerea dell’Isola di San Domino IMG 01 Relitto del Lombardo IMG 01 Operazioni di rilievo della batimetria Isole
Tremiti
crop_16_9 LE ATTIVITÀ crop_16_9 L'area marina crop_16_9 L'ambiente crop_16_9 L'archeologia crop_16_9 VIDEO Area Marina Protetta delle Isole Tremiti

L'area marina

Le Perle dell’Adriatico

Le Isole Tremiti costituiscono l’unico arcipelago italiano del Mare Adriatico. San Domino (la più estesa e popolata), San Nicola, Cretaccio, Capraia e Pianosa (la più distante): queste isole, dalla superficie complessiva inferiore ai 3 chilometri quadrati, si trovano a circa 12 miglia a nord del promontorio del Gargano, in Puglia, e a 22 miglia a est di Termoli, in Molise e custodiscono un patrimonio archeologico sommerso di eccezionale interesse.

L'importanza di questo arcipelago è stata riconosciuta con l'istituzione dell'Area Marina Protetta nel 1982, ufficialmente istituita con decreto nel 1989, che prevede un’estensione di circa 1.500 ettari di mare tutelato; la gestione è affidata al Parco Nazionale del Gargano. Questa designazione non è casuale: l'AMP è anche un Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona Speciale di Conservazione (ZSC), a testimonianza del suo inestimabile valore ecologico. La missione del Parco mira a proteggere e preservare l'habitat marino e terrestre, a conservare l'ecosistema, a educare i visitatori a comportamenti rispettosi, a garantire un uso sostenibile delle risorse e a ridurre l'inquinamento.

L’area è ripartita in tre zone di tutela: la zona A, di riserva integrale, coincide con l’isola di Pianosa, dove l’accesso e qualunque attività antropica sono vietati; la zona B, di riserva generale, circonda le isole di San Domino, San Nicola, Capraia e Cretaccio, permettendo immersioni e attività di ricerca e monitoraggio ambientale; la zona C, di riserva parziale, interessa i tratti di mare esterni all’arcipelago, dove sono consentite la navigazione, la balneazione e la pesca sportiva regolamentata.

All’interno del progetto Amphitrite, le Isole Tremiti sono oggetto di ricognizioni archeologiche subacquee, con rilievi digitali e monitoraggi volti a documentare, proteggere e valorizzare i siti sommersi. L’obiettivo è coniugare accessibilità, educazione ambientale e divulgazione scientifica.

Archeologi subacquei al lavoro su un fondale ricco di fauna marina

L'ambiente

Le isole Tremiti possiedono una peculiare identità geologica e ambientale. La loro formazione è il risultato di una complessa successione marina cenozoica e di depositi continentali pleistocenici, con una morfologia caratterizzata da scogliere ripide e scarse spiagge sabbiose. Fenomeni carsici, come doline e grotte, e forme fluviali sommerse testimoniano antichi cambiamenti del livello del mare e una dinamica geologica in continua evoluzione.

La flora marina è dominata dalla Posidonia oceanica, pianta cruciale per la produzione di ossigeno, lo stoccaggio di CO2 e la protezione delle coste. Nonostante gli effetti dannosi dell'inquinamento, gli sforzi di mitigazione stanno mostrando segni di recupero. Tra le specie endemiche terrestri spiccano il Limonio delle Tremiti (Limonium diomedeum) e il Fiordaliso delle Tremiti (Centaurea diomedea).

La fauna marina è estremamente ricca, con una vasta gamma di invertebrati e pesci, inclusi cavallucci marini e una preziosa colonia di "Corallo Nero" (Antipathella subpinnata) a 50 metri di profondità; più superficialmente invece si possono ammirare le gorgonie dall’intensa colorazione che va dal rosso-violaceo al giallo (Paramuricea clavata). La foca monaca (Monachus monachus), un tempo abbondante, è ora quasi estinta dall'AMP, sebbene si stiano esplorando nuovi metodi di monitoraggio.

L'arcipelago è un punto di sosta cruciale per gli uccelli migratori, e la Berta Maggiore (Calonectris diomedea), con il suo canto che evoca un lamento umano, è un simbolo del Mediterraneo che nidifica sulle isole. La presenza di rettili come la lucertola sicula e i colubri neri su San Nicola aggiunge ulteriore fascino alla biodiversità terrestre.


https://www.parcogargano.it/amp-isole-tremiti/

Coralli dalla brillante colorazione rosso-giallo (Paramuricea clavata)

L'archeologia

La storia delle Isole Tremiti è un racconto millenario che si snoda tra leggende, insediamenti antichi e un ruolo protratto nel tempo come luogo di confino. Già abitate nel Neolitico, come testimoniano le evidenze archeologiche risalenti al VII millennio a.C. a San Domino, le isole furono poi frequentate in epoca romana, quando vengono identificate col nome Trimerus. Si narra che qui Augusto esiliò sua nipote Giulia Minore. Scavi hanno rivelato le fondamenta di domus romane e una necropoli ellenistica a San Nicola, inclusa la suggestiva "Tomba di Diomede", l’eroe cui le leggende legano le isole Tremiti (perciò dette anche Diomedee).

Il cuore storico dell'arcipelago è l'imponente Abbazia di Santa Maria a Mare sull'isola di San Nicola. Fondata dai Benedettini nel IX secolo e ricostruita nel 1045, l'abbazia fu un centro di potere e spiritualità, poi passata ai Cistercensi e ai Canonici Lateranensi. Le fortificazioni adiacenti all’abbazia, il Castello dei Badiali e il Torrione Angioino, testimoniano la sua importanza strategica e la necessità di difesa nel XIII secolo.

Il fondale marino delle Isole Tremiti è un vero e proprio scrigno di tesori sommersi: quattordici siti archeologici sommersi testimoniano l’intensa frequentazione dell’arcipelago fin dall’antichità.

Tra i più significativi si annoverano:

  • il Relitto del Rame, situato a circa 30 metri di profondità tra San Nicola e Capraia, che conserva un carico di centinaia di lastre di rame rettangolari, disposte in due cumuli ben compattati, forse originariamente racchiusi in casse di legno. Nei pressi si trovano sette grandi ancore in ferro, databili tra il XV e il XIX secolo, che rendono ancora incerta la datazione del relitto;
  • il Relitto delle Tre Senghe A, posto a 24 metri di profondità presso la costa meridionale dell’isola di San Domino, è un’antica nave da trasporto romana lunga circa 20 metri, il cui carico era composto da anfore Lamboglia 2 e Dressel 2-4;
  • il Relitto delle Tre Senghe B, poco distante dal relitto A, presenta un accumulo di blocchi litici e monoliti di grandi dimensioni: elementi di carico che si sono conservati nella stessa posizione dello stivaggio originario, probabilmente appartenenti a un’altra nave da commercio di epoca romana o tardoantica;
  • il Relitto della Galea Turca, risalente al conflitto del 1566, i cui cannoni sono esposti nell'Abbazia;
  • il Relitto del Lombardo, a Cala degli Inglesi a San Domino, aggiunge un tassello più recente ma di altissimo valore storico. Varato nel 1841, era un piroscafo a vapore a ruote, lungo circa 48 metri, che nel maggio del 1860 fu requisito da Nino Bixio per trasportare parte dei Mille di Garibaldi da Quarto a Marsala. Naufragato nel 1864, il relitto giace oggi tra i 9 e i 15 metri di profondità: sono ancora visibili le ruote a pale, l’albero motore e parte delle strutture metalliche, simboli concreti di un capitolo fondamentale della storia del Risorgimento italiano.

La Statua di Padre Pio, immersa nel 1998 a 10 metri di profondità, è diventata una popolare attrazione subacquea.

Le attività di Amphitrite

Il progetto Amphitrite alle Isole Tremiti ha coinvolto un ampio gruppo di lavoro coordinato dalla Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, con la collaborazione del Nucleo Operatori Subacquei della Guardia Costiera di San Benedetto del Tronto, dei Carabinieri Subacquei di Pescara, del Comando Carabinieri Stazione Isole Tremiti, e del centro Marlin Tremiti Diving per la logistica in mare.

Il progetto ha concentrato le proprie ricerche su quattro siti di particolare rilevanza: il Relitto del Rame, i Relitti delle Tre Senghe A e B, e il Relitto del Lombardo.

Le operazioni si sono concentrate sul rilievo e sulla documentazione 3D dei relitti, attraverso l’uso combinato di fotogrammetria ottica e rilievi acustici multibeam.

Queste tecnologie consentono di creare modelli tridimensionali texturizzati, integrando i dati visivi e acustici per studiare la morfologia e lo stato di conservazione dei siti.

L’obiettivo è duplice: preservare questi straordinari testimoni del passato e renderli accessibili al pubblico attraverso percorsi virtuali e strumenti di divulgazione scientifica, in modo che la conoscenza dell’archeologia subacquea diventi patrimonio condiviso.

Attività di documentazione archeologica sul Relitto del Rame

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