L'area marina
Dove la natura scolpisce la storia
Situata nella punta nord-est della Sardegna, nel territorio di Santa Teresa Gallura, l’Area Marina Protetta di Capo Testa – Punta Falcone è un vero e proprio scrigno di biodiversità, bellezza paesaggistica e archeologia nascosta. Istituita nel 2018, si estende per oltre 5.000 ettari di mare, 52 chilometri di costa e include il Sito di Importanza Comunitaria (SIC) di Capo Testa, un’area di valore ecologico riconosciuto a livello europeo.
Ma non è solo la natura a dominare questo promontorio: sotto le acque e tra le rocce di granito modellate dal vento si cela una storia antichissima fatta di estrazioni, commerci e rotte marittime.
Capo Testa è un vero capolavoro naturale. Le sue scogliere granitiche sembrano opere d’arte, scolpite in forme che evocano animali, profili umani o creature fantastiche. Le spiagge di Rena Bianca, Cala Spinosa, Rena di Levante e Rena di Ponente offrono colori caraibici e sabbie chiarissime, con scenari che cambiano a seconda del vento.
L’AMP è suddivisa in quattro zone con livelli di tutela differenziati: la zona A, di riserva integrale, comprende un settore a ovest del promontorio Capo Testa, dove ogni attività è vietata tranne la ricerca scientifica autorizzata; la zona Bs, di riserva generale speciale (categoria aggiuntiva introdotta dal regolamento della AMP), interessa il tratto di costa di Santa Teresa Gallura; la zona B, di riserva generale, interessa tutto il mare attorno a Capo Testa e da Punta Falcone a La Balcaccia, consentendo immersioni e visite guidate in aree delimitate; la zona C, di riserva parziale, include i tratti di mare rimanenti. più prossimi alla costa di Santa Teresa Gallura, dove è ammesso un uso turistico controllato e sostenibile del mare.
L’area non è solo un paradiso naturalistico ma il suo affaccio sulle Bocche di Bonifacio la rende anche un crocevia millenario di rotte marittime, insediamenti umani e attività estrattive, da cui emerge un patrimonio culturale di straordinario interesse.
L’obiettivo di Amphitrite nella AMP di Capo Testa-Punta Falcone è stato offrire esperienze immersive e percorsi digitali che permettano a tutti, anche senza muta e bombole, di scoprire un patrimonio unico al mondo, dove natura e archeologia si fondono in un solo paesaggio.
L'ambiente
Il paesaggio costiero è caratterizzato da affascinanti baie e imponenti scogliere di granito, che sono state scolpite nel corso di millenni dall'incessante azione del vento e del mare. Quest'area vanta una costa frastagliata e variegata, con promontori rocciosi che si alternano a baie, scogliere, isole e appartate insenature. Le rocce granitiche presenti in questo tratto di costa sono spesso erose in spettacolari e suggestive formazioni che talvolta ricordano animali o volti umani, stimolando l'immaginazione di chiunque le osservi. L'area è inoltre arricchita da diverse splendide spiagge, tra cui la celebre Rena Bianca a Santa Teresa Gallura, nota per la sua sabbia fine e bianchissima e le acque turchesi, la pittoresca Cala Spinosa, un paradiso nascosto con una piccola spiaggia sabbiosa incastonata tra imponenti rocce granitiche, e le spiagge dell'istmo di Rena di Ponente e Rena di Levante, che offrono viste mozzafiato e acque calme a seconda della direzione del vento. In alcune zone, specialmente lungo l'istmo che collega Capo Testa alla terraferma, i visitatori possono ammirare dune sabbiose modellate dai venti dominanti.
Uno degli elementi caratteristici di questa area è l'eccellente stato di conservazione delle praterie di Posidonia oceanica, una pianta sottomarina vitale per la salute dell'ecosistema mediterraneo. È inoltre presente una ricca fauna marina che gli amanti dello snorkeling e delle immersioni subacquee possono ammirare: tra le specie più interessanti si trovano preziosi coralli rossi (Corallium rubrum) e il falsocorallo nero (Gerardia savaglia), indicatori di un ambiente marino sano e maturo, e la maestosa cernia bruna (Epinephelus marginatus), una specie pregiata all'interno del Mediterraneo.
È possibile scorgere anche mammiferi marini più grandi come balenottere e delfini. I cieli sopra e intorno all'AMP ospitano varie specie di uccelli, tra cui il falco pellegrino (Falco peregrinus) e la lapernice sarda (Alectoris sarda).
La flora terrestre all'interno dell'AMP comprende specie endemiche come Silene rosulata e Genista ephedroides, che si sono adattate al substrato granitico e alle condizioni costiere. L'ambiente terrestre ospita anche una tipica fauna mediterranea, tra cui rettili, anfibi, vari mammiferi e specie di uccelli che prosperano negli habitat rocciosi costieri.
https://areamarinaprotettacapotestapuntafalcone.it/menu/243647/informazioni-naturalistiche
L'archeologia
L'AMP di Capo Testa – Punta Falcone non è solo un gioiello naturalistico, ma custodisce anche importanti testimonianze del passato, con siti archeologici che narrano la storia dell'insediamento umano in questa area strategica. Le ricerche archeologiche hanno rivelato che l'area fu abitata fin dall'Età del Bronzo, come testimonia il sito nuragico di Lu Brandali, situato nelle vicinanze di Santa Teresa Gallura. Questo complesso include un nuraghe, una tomba dei giganti e un villaggio di capanne, offrendo una preziosa finestra sulla civiltà nuragica che fiorì in Sardegna.
In età romana, Capo Testa fu un importante centro di estrazione del granito, destinato a monumenti di Roma e di altre grandi città. Ancora oggi si possono ammirare rocchi di colonne abbandonati sulla spiaggia, frammenti pronti all’imbarco e blocchi semilavorati nei pressi delle cave. Il sito è una rara testimonianza dell’organizzazione industriale del mondo antico.
L’area continuò ad essere di rilevante importanza fino al XIV, quando viene costruito il Castello aragonese su un piccolo promontorio a sud-est del paese di Santa Teresa. Si tratta della prima fortezza realizzata dagli aragonesi in Sardegna. A seguito della sua distruzione, sul versante opposto del promontorio viene costruita la Torre di Longonsardo (il nome medievale di Santa Teresa) come avamposto per contrastare i pirati barbareschi e mantenere il controllo delle Bocche, per volere del re Filippo II di Spagna e degli Stati Generali Sardi.
Il territorio dell’area ha restituito numerosi siti archeologici. Il progetto Amphitrite ha attivato due missioni di ricerca (2022 e 2024) per documentare e valorizzare questi straordinari beni sommersi.
- Il relitto “Capo Testa B”, datato al I sec. a.C., trasportava barre di ferro, ancore, anfore, macine in granito e un elmo Montefortino. Tra i ritrovamenti spiccano anche lingotti di piombo marchiati Carthago Nova, prova dei traffici con la Spagna romana.
Il sito è stato oggetto di nuove ricerche nel 2022 e 2024, ma nonostante l’uso di droni subacquei (ROV) e la sovrapposizione dei dati noti in letteratura con le nuove acquisizioni e i punti GPS presi, il punto esatto della giacitura resta ancora da confermare. - La Spiaggia delle Colonne, già nota per i resti di rocchi di colonne e tessere musive in fonti ottocentesche, è stata recentemente oggetto di indagini che hanno permesso di ipotizzare la presenza di un edificio di pregio a breve distanza dalle aree di cava. La presenza di manufatti lavorati e semilavorati, sulla spiaggia e nei pressi dei fronti di cava, suggerisce che le lavorazioni avvenissero prima della movimentazione verso i punti di imbarco. Uno di questi doveva trovarsi presso la Spiaggia dei Coralli, dove è stato individuato un piccolo molo, in parte sommerso, costituito da un paramento murario in blocchi lavorati e lungo circa 30 m. Recentemente, un altro probabile molo è stato rinvenuto a sud del precedente e di dimensioni notevolmente maggiori, circa 115 m di lunghezza.
- Le cave di Capo Testa sono state oggetto di indagini per studiare le aree di approdo per l’imbarco di materiali lapidei. Anche le cave dell’isola di La Marmorata sono state oggetto sia di ricognizioni archeologiche visive dirette sia di rilievi strumentali, portando alla luce nuovi dati precedentemente inediti.
- Di più recente scoperta è il relitto Frollo-Sansone, databile tra la metà del I e l'inizio del II secolo d.C. Il carico di questa nave proveniva prevalentemente dalla Penisola Iberica e comprendeva anfore, coppe e piatti in terra sigillata Hispanica.
Le attività di Amphitrite
Il territorio dell’area ha restituito numerosi siti archeologici. Il progetto Amphitrite ha attivato due missioni di ricerca (2022 e 2024) per documentare e valorizzare questi straordinari beni sommersi.
- Il relitto “Capo Testa B”, datato al I sec. a.C., trasportava barre di ferro, ancore, anfore, macine in granito e un elmo Montefortino. Tra i ritrovamenti spiccano anche lingotti di piombo marchiati Carthago Nova, prova dei traffici con la Spagna romana. Il sito è stato oggetto di nuove ricerche nel 2022 e 2024, ma nonostante l’uso di droni subacquei (ROV) e la sovrapposizione dei dati noti in letteratura con le nuove acquisizioni e i punti GPS presi, il punto esatto della giacitura resta ancora da confermare.
- La Spiaggia delle Colonne, già nota per i resti di rocchi di colonne e tessere musive in fonti ottocentesche, è stata recentemente oggetto di indagini che hanno permesso di ipotizzare la presenza di un edificio di pregio a breve distanza dalle aree di cava. La presenza di manufatti lavorati e semilavorati, sulla spiaggia e nei pressi dei fronti di cava, suggerisce che le lavorazioni avvenissero prima della movimentazione verso i punti di imbarco. Uno di questi doveva trovarsi presso la Spiaggia dei Coralli, dove è stato individuato un piccolo molo, in parte sommerso, costituito da un paramento murario in blocchi lavorati e lungo circa 30 m. Recentemente, un altro probabile molo è stato rinvenuto a sud del precedente e di dimensioni notevolmente maggiori, circa 115 m di lunghezza.
- Le cave di Capo Testa sono state oggetto di indagini per studiare le aree di approdo per l’imbarco di materiali lapidei. In particolare, il personale dell’Università della Calabria, col supporto della ditta l’Anfora s.r.l. ha effettuato il rilievo delle evidenze sommerse. Anche le cave dell’isola di La Marmorata sono state oggetto sia di ricognizioni archeologiche visive dirette sia di rilievi strumentali curati dal personale dell’Università della Calabria, portando alla luce nuovi dati precedentemente inediti.
- Di più recente scoperta è il relitto Frollo-Sansone, segnalato da ing. Riccardo Frollo e arch. Umberto Sansone alla SABAP-SS. Il relitto, databile tra la metà del I e l'inizio del II secolo d.C., è stato oggetto di indagine nel 2022 nella prima fase del progetto Amphitrite; col prosieguo delle attività nel 2024 ne è stato verificato lo stato di conservazione e si è proceduto al rilievo del sito. Il carico di questa nave proveniva prevalentemente dalla Penisola Iberica e comprendeva anfore, coppe e piatti in terra sigillata Hispanica. Parzialmente spogliato tra gli anni ’70 e ’80, il relitto è oggi oggetto di studi finalizzati alla ricostruzione della sua estensione e alla possibile musealizzazione in situ, per permettere ai subacquei di vivere un’esperienza di visita archeologica.
Le ricerche nell’AMP di Capo Testa – Punta Falcone hanno unito ricognizioni archeologiche, rilievi digitali e analisi ambientali, in un contesto particolarmente complesso per condizioni meteo e morfologia.
La fase di prospezione ha previsto:
- rilievi fotogrammetrici aerei e terrestri con droni e camere ad alta risoluzione;
- rilievi subacquei multibeam tramite un innovativo catamarano radioguidato, progettato per lavorare anche in acque basse e ristrette;
- posizionamento di marker ottici e acustici per la calibrazione dei modelli 3D;
- e l’utilizzo di GPS di precisione per georeferenziare tutti i punti di rilevamento.
Le squadre a terra e in mare hanno operato in parallelo, integrando i dati raccolti per ottenere ricostruzioni tridimensionali continue — dalla cava di Santa Reparata fino alle scogliere sommerse.
Le immagini aeree e subacquee, fuse in un unico modello digitale, restituiscono una mappa completa e precisa dell’area archeologica, utile sia per la ricerca sia per la valorizzazione.
Le operazioni sono state spesso condizionate dal vento di Ponente e dalle correnti forti, che hanno costretto più volte la squadra a sospendere le attività in attesa di condizioni favorevoli.
Nonostante le difficoltà, la campagna ha permesso di sperimentare nuove soluzioni tecnologiche, come marker con strati riflettenti d’aria — visibili ai rilievi acustici — e modelli 3D georeferenziati che consentono di misurare e collocare con precisione ogni reperto.




