IMG 01 Visuale aerea di Capo Rizzuto IMG 01 Cannoni dal relitto di Capo Bianco B IMG 01 Relitto del Bengala Capo
Rizzuto
crop_16_9 LE ATTIVITÀ crop_16_9 L'area marina crop_16_9 L'ambiente crop_16_9 L'archeologia crop_16_9 VIDEO Area Marina Protetta di Capo Rizzuto

L'area marina

Acque cristalline e tesori sommersi

L'Area Marina Protetta di Capo Rizzuto si erge come un baluardo di conservazione lungo la suggestiva costa ionica della Calabria, nella provincia di Crotone. Con un'estensione impressionante di 14.721 ettari e una costa interessata di oltre 42 chilometri, l'AMP di Capo Rizzuto è la più grande area marina protetta d'Italia. Istituita ufficialmente nel 1991, con un decreto interministeriale successivamente aggiornato nel 2002, questa AMP è un esempio lampante di come la tutela ambientale possa fondersi con la valorizzazione di un'eredità storica millenaria. La sua gestione è affidata alla Provincia di Crotone, con il coinvolgimento dei comuni di Crotone e Isola di Capo Rizzuto e la supervisione della Capitaneria di Porto di Crotone.

La missione dell'AMP è poliedrica e ambiziosa: il suo obiettivo primario è la protezione e la preservazione dell'habitat marino e terrestre da azioni umane dannose, garantendo la qualità dell'acqua e la ricchezza della biodiversità. Si impegna attivamente nella conservazione dell'ecosistema marino, promuovendo al contempo la valorizzazione delle risorse biologiche e geomorfologiche, anche attraverso percorsi di "geoturismo" che sensibilizzano i visitatori alle bellezze sommerse e costiere.

Un focus specifico è il ripopolamento ittico. L'AMP dedica un forte impegno all'educazione e alla diffusione della conoscenza sull'ambiente marino, con il Museo del Mare Pelagos che offre video didattici interattivi ed esperienze di realtà virtuale per coinvolgere il pubblico.

La fruizione sostenibile delle risorse è garantita da regolamentazioni precise, come la velocità ridotta per le imbarcazioni a motore e la pesca sportiva regolamentata.

Un'iniziativa di punta è il recupero e soccorso della tartaruga marina Caretta caretta, l'unica specie che nidifica su queste coste e la più diffusa nei mari italiani.

L'AMP è suddivisa in tre principali zone di protezione: la zona A, di riserva integrale, interessa le aree di mare nei pressi di Capo Colonna, Capo Cimiti e un’area poco distante da Capo Bianco, ed è interdetta a tutte le attività ad eccezione della ricerca scientifica; la zona B, di riserva generale, che si estende da Barco Vercillo fino a Capo Donato, dove sono consentite immersioni, attività didattiche e pesca tradizionale regolamentata; la zona C, di riserva parziale, interessa il tratto costiero rimanente incluso nella AMP, con possibilità di balneazione, navigazione e turismo subacqueo secondo i limiti stabiliti dal regolamento interno, senza possibilità di pesca subacquea.

Le scogliere calcaree e i promontori dorati che si tuffano in un mare cristallino hanno da sempre attratto l’interesse dell’uomo; le secche, tuttavia, hanno contribuito a numerosi naufragi, che hanno reso i fondali un archivio sommerso di storia.

Oggi, grazie alla ricerca scientifica e alle campagne portate avanti col progetto Amphitrite, Capo Rizzuto torna a rivelare i suoi segreti: cave sommerse di età greca, relitti moderni e antichi, e testimonianze di una storia che ha ancora tanto da rivelare.

Visuale aerea delle acque della AMP Capo Rizzuto

L'ambiente

Il promontorio di Capo Rizzuto e la sua area marina protetta offrono un interessante quadro geologico e geomorfologico. La regione è caratterizzata da un'intensa attività tettonica, con un regime distensivo interrotto da eventi compressivi e movimenti verticali della costa, che hanno plasmato un paesaggio in continua evoluzione. La morfologia costiera alterna promontori rocciosi, come Capo Colonna e Le Castella, a distese di sabbia fine. Il fondale marino è generalmente basso, ma presenta scogliere e secche che creano complessi labirinti di cunicoli e anfratti, rifugio ideale per numerose specie marine. Le scarpate sottomarine sono ripide, raggiungendo profondità di 100 metri a soli 1,4 km dalla costa e 1000 metri a 7 km.

Un elemento geologico di rilevanza mondiale sono i Calanchi di Vrica, colline argillose erose dall'acqua, che costituiscono uno dei nove siti GSSP (Global Stratigraphic Section and Point) in Italia. Essi identificano l'inizio del periodo Calabriano (Pleistocene Inferiore), un'epoca compresa tra 1,806 milioni e 781 mila anni fa, e nel loro suolo si possono osservare fossili di conchiglie, pesci e molluschi.

La flora marina è dominata dalle estese praterie di Posidonia oceanica, le più numerose lungo la costa calabrese. Questa pianta marina è fondamentale per l'ossigenazione del mare e funge da "vivaio naturale" per le forme larvali e giovanili di pesci, cefalopodi e crostacei. La fauna marina è estremamente ricca e diversificata: si trovano poriferi (spugne), cnidari e molluschi. Tra i pesci, la cernia (Epinephelus marginatus) è la più presente, ma non mancano anche triglie, donzelle, barracuda, ricciole e murene.

La presenza di specie di origine subtropicale come il pesce pappagallo e il pesce balestra, che stanno colonizzando l'area, è un indicatore significativo dei mutamenti climatici e dell'innalzamento della temperatura dell'acqua. Delfini e tartarughe marine Caretta caretta sono avvistati con maggiore frequenza, con l'AMP attivamente coinvolta nel loro recupero e soccorso.

La flora terrestre costiera è caratterizzata da una ricca macchia mediterranea, con alberi di fico, mirto selvatico, lentisco, corbezzolo, pino ed eucalipto. Le sorgenti d'acqua dolce che sfociano direttamente nel mare creano ambienti misti unici, influenzando la vegetazione e la fauna ittica.


https://riservamarinacaporizzuto.it/

L'archeologia

L'area di Capo Rizzuto fu colonizzata intorno al 1200 a.C. dagli Iapigi, un popolo proveniente dal Nord Africa, che diede il nome Promontorium Japigium ai promontori prospicienti il Mar Jonio. Successivamente, con la colonizzazione greca, iniziò il fiorente periodo della Magna Grecia, e gli antichi abitanti furono subordinati alla vicina Crotone. La celebre Fortezza di Le Castella, simbolo dell'area, ha probabili origini magnogreche, risalenti al 400 a.C., con antiche fondamenta scoperte al di sotto della struttura attuale.

Successivamente, Le Castella vide il passaggio di Romani, Bizantini e Arabi. A Capo Colonna sono state scoperte significative strutture romane databili tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C. Nel Medioevo, Isola Capo Rizzuto divenne un importante centro per la diffusione del cattolicesimo e una sede vescovile. Furono costruite numerose chiese e monasteri, formando un potente sistema difensivo che includeva il Castello dei Ricca, le mura del borgo antico, il Castello Aragonese di Le Castella (edificato nel XV secolo) e numerose torri costiere di avvistamento. L'area subì continui attacchi di pirati saraceni e turchi, che causarono distruzioni e perdite di vite umane.

Le evidenze archeologiche subacquee sono numerose e coprono diverse epoche, a testimonianza di una lunga frequentazione di questo tratto di costa.

Davanti alla fortezza di Le Castella, a una profondità compresa tra 4 e 6 metri, si trova una cava sommersa di età greca, un’antica cava a cielo aperto sprofondata nel mare per cause geologiche.
Il materiale estratto era calcarenite organogena, una pietra tenera e facilmente lavorabile, usata sin dal VI secolo a.C.

Sul fondale sono visibili tracce di tagli lineari e circolari, segni di lavorazioni per la produzione di blocchi e rocchi di colonne. Ancora oggi, pochi metri sopra la linea di costa, si possono riconoscere le stesse incisioni nelle cave emerse.

Nel settore meridionale dell’area marina, di fronte a Capo Bianco, si trovano due importanti relitti noti come “della Cannoniera” e “della Campana”. Si tratta di due navi, databili tra il XVII e il XVIII secolo, che trasportavano artiglierie in ferro colato. I siti, vicini ma distinti, giacciono su fondali differenti: uno pianeggiante e sabbioso, l’altro più accidentato, caratterizzato da fessure e massi che in alcuni casi ricoprono i cannoni e le ancore.

Tra i fondali più suggestivi dell’AMP si trova anche il relitto del “Bengala”, un piroscafo a vela e motore affondato nel 1889 a meno di un miglio dalla costa di Capo Rizzuto. Lungo circa 75 metri e largo 9, era una nave mista in ferro, con due alberi armati di vele e un motore a vapore da 170 cavalli.

Oggi giace quasi in assetto di navigazione, con la poppa a 30 metri di profondità, dove è ancora visibile la grande elica a pale. Verso prua emergono le caldaie del motore e, poco più avanti, l’ancora ancora incastrata tra le lamiere contorte.

Durante le immersioni si possono osservare bottiglie e frammenti di carico, residui dell’ultimo viaggio del Bengala. Il relitto racconta una pagina della storia della marina mercantile italiana e della transizione tecnologica dalla vela al vapore, un tema centrale anche per la ricerca storico-industriale contemporanea.

Le attività di Amphitrite

Nell’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto il progetto Amphitrite ha condotto un’intensa attività di documentazione, rilievo e sperimentazione tecnologica, con l’obiettivo di tutelare e rendere fruibile un patrimonio sommerso di eccezionale valore.

Le ricerche, coordinate dalla Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, hanno coinvolto archeologi, tecnici, operatori subacquei e ricercatori universitari in una campagna articolata su più fronti:

  • rilievi fotogrammetrici tridimensionali dei relitti e della cava greca;
  • rilievi acustici multibeam realizzati con sonar montato su ROV (Remotely Operated Vehicle);
  • modellazione digitale e restituzioni 3D per la ricerca, il restauro e la divulgazione.

I dati raccolti vengono elaborati nei laboratori dell’Università della Calabria, dove si producono modelli tridimensionali texturizzati ad altissima risoluzione. Questi modelli non solo permettono di studiare e confrontare le strutture, ma diventano la base per esperienze immersive di realtà virtuale.

Grazie alla ricostruzione digitale del relitto del Bengala, per esempio, i visitatori possono “immergersi” virtualmente nel sito, muovendosi attraverso joystick e visori VR tra i resti della nave, osservando i dettagli costruttivi e accedendo a punti di interesse interattivi che raccontano la storia, le rotte e il contesto archeologico.

La sperimentazione di nuove forme di fruizione subacquea, prevista nelle finalità del progetto, ha visto anche in questa AMP l’ideazione di nuove tecnologie per le immersioni, quali smartphone subacquei con mappe georeferenziate dei siti; audioguide che permettono di ascoltare informazioni in tempo reale durante l’immersione; smart buoy dotate di trasduttori acustici, in grado di trasmettere la posizione GPS ai tablet dei sub in immersione, creando una vera rete di comunicazione tra superficie e fondale.

Tutte queste innovazioni rendono l’AMP di Capo Rizzuto un modello di integrazione tra tutela, ricerca e tecnologia, dove il mare diventa non solo un luogo di scoperta ma anche di conoscenza condivisa.
L’obiettivo finale è rendere accessibile a tutti un patrimonio sommerso che per secoli è rimasto invisibile, trasformando la scienza in esperienza, e la profondità del mare in un nuovo spazio di cultura.

Smartphone subacqueo che permette di avere una guida interattiva durante la visita ai siti sommersi

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